Riserva San Massimo: la storia
Ancora oggi ci sono luoghi che l’industrializzazione e l’urbanizzazione hanno toccato solo in parte. Uno di questi luoghi è a pochi km da Milano, tra Novara e Pavia, e prende una fetta del Parco della Valle del Ticino – il primo parco regionale d’Italia. Da molti secoli questo territorio vive un’esistenza incontaminata, dove flora e fauna sono in sintonia con gli esseri umani.
È San Massimo, una località che si estende per 600 ettari, dove la storia sembra essersi fermata.
Le origini: i monaci e la via Francigena
I boschi, i fontanili, gli alberi da frutto, i campi: tutto racconta di un’epoca antica, il Medioevo, quando i primi monaci si insediano in questa Valle. Gli agostiniani a Bernate Ticino e i cistercensi a Morimondo, dando così il via alla costruzione di Chiese e abbazie e alla coltivazione del riso. Ai pellegrini che transitavano lungo la via Francigena si apriva uno spettacolo pressoché unico dove le cascine a corte chiusa si alternavano a boschi, alberi secolari abitati da maestosi aironi e ibis. Con il passare dei secoli, la colonizzazione feudale prima e le riforme agronomiche poi degli Sforza resero questo territorio ancora più fertile e produttivo.
Il Novecento tra cascine e tenute di caccia
Le storie della vita di cascina e delle mondine si incrociano con quelle di nobili e grandi imprenditori, che rimangono rapiti da tanta bellezza. Ed è proprio la località San Massimo a essere protagonista di queste storie quando, a inizio ‘900, comprende una cinquantina tra cascine e piccoli villaggi amministrati da una famiglia facoltosa. Sono gli stessi fattori, che vivono e coltivano i suoi terreni, a portare avanti la “tenuta” occupandosi della produzione di riso e dell’allevamento del bestiame. Intorno agli anni ’60 San Massimo viene acquistata e diventa una ricca tenuta di caccia, dove i proprietari ne cavalcano in lungo e in largo ogni metro quadro di foresta e imbattendosi in daini e caprioli o, tra le brughiere, in volpi e tassi. La Tenuta San Massimo accresce il suo prestigio sociale grazie alla sua biodiversità, ospitando grandi personalità come il Principe Filippo d’Inghilterra, i Reali di Spagna, ambasciatori e celebrità dello spettacolo.
La proprietà attuale
A partire dagli anni ‘90 la famiglia Antonello ha iniziato ad occuparsi della Riserva nell’ottica di portarla ad essere quello che è oggi. Ha proceduto prima con la manutenzione della tenuta e la ristrutturazione degli immobili: quelli destinati ai contadini, alla produzione di riso e le bellissime cascine. Queste ultime sono quattro e vengono ristrutturate salvaguardandone l’architettura originaria: Casetta Rossa, Casetta Rosa, Casa dei Fagiani e Ronco Gennaro che vengono portate a nuovo splendore.
Negli anni, si è data sempre maggiore consistenza alla produzione di riso Carnaroli Autentico, razionalizzando la produzione e utilizzando tecniche innovative e naturali di agricoltura bio-integrata.
Ogni elemento di San Massimo, dalla pianta di Carnaroli appena nata alle cascine a corte chiusa, è parte di un equilibrio che si traduce in un ecosistema sorvegliato da una proprietà che comprende il valore aggiunto di questa riserva e ne affida le attività quotidiane a Dino Massignani. È il 1 maggio 2005, quando Massignani entra in azienda agricola e si appassiona al progetto degli Antonello. Anche grazie a questo connubio Riserva San Massimo diventa un simbolo di eccellenza, una realtà unica sia dal punto di vista ambientale sia della produzione di Carnaroli Autentico utilizzato nelle cucine di ristoranti di tutto il mondo.






